Nell'epoca dei social media, com'è cambiato il linguaggio? Cosa dobbiamo fare per districarci nel mare di notizie? Vera Gheno e Annamaria Testa portano il loro punto di vista a Verona.
Il concetto di democrazia è fortemente minato dall'informazione "pilotata" che viviamo oggi, soprattutto sui social network. I regimi autocratici ci ripetono che la “mente collettiva” delle democrazie non funziona più. e che nell’era digitale vince la decisione centralizzata.
L'inverno demografico che stiamo vivendo, soprattutto in Italia, è "figlio" di tante ragioni. C'è chi i figli non li vuole per scelta e chi è spaventato dalla carenza di servizi e opportunità per le famiglie.
Ferdinando Camon, dalle colonne del quotidiano "Avvenire" segnala come la scuola stia vivendo un momento difficile per la figura dell'insegnante, sempre più irrilevante, screditata e talvolta fisicamente a rischio. Ha ragione?
Twitter è morto, Instagram è finito e TikTok è tossico, ma una nuova ondata di app di social media, positive e non tossiche, sono pronte per la generazione Z.
Il pestaggio di uno scippatore a Roma ripropone il tema della voglia di farsi giustizia da soli, con una variante rispetto al passato: il senso di allarme viene amplificato dalla rete, che modifica la nostra percezione della sicurezza e della realtà.
L'incontro con la sociolinguista, la scorsa settimana a Verona ospite del Festival della cultura d'impresa alla Vecomp Academy, ha messo al centro il valore del linguaggio. Strumento in continua mutazione e che ci chiede curiosità e ascolto.
L'azione del Governo Conte con i suoi DPCM sta mettendo in difficoltà categorie sociali, non solo quelle definite arbitrariamente "non necessarie". Sono nati così molti gruppi, spesso rilanciato dai social, che incarnano questo disagio.
Le mezze verità di comodo e le bufale cornute sono ovunque sui social. Facciamo un giro (breve) su alcune di quelle spinose come una poltrona di rattan.
Cosa è successo a Tulsa durante il primo comizio elettorale di Donald Trump post Covid-19? Un vero e proprio boicottaggio o semplicemente paura della pandemia?