Al Cinema Nuovo San Michele proseguono i docufilm proposti da Heraldo e Veronetta129 su argomenti differenti ma correlati all’attualità. Venerdì 3 marzo si è svolta la proiezione di Se fate i bravi – Genova 2001, il sogno e la violenza con la presenza in sala del regista Stefano Collizzolli, di un testimone veronese del tragico evento, Filippo Comencini, e con il collegamento di Gabriele Proglio, autore del libro I fatti di Genova. Una storia orale del G8.

La domanda fondamentale che ha accompagnato la visione del film è stata: che cosa ci ha tolto Genova 2001?

Dagli ideali al caos

Se fate i bravi, nelle sale dallo scorso novembre e distribuito da ZaLab Film, ripercorre a distanza di 21 anni l’escalation di violenza che ha disintegrato i sogni di libertà dei cittadini del mondo – “Voi G8 noi 6 miliardi” era lo slogan aveva attraversato la manifestazione – che nelle torride giornate di luglio si erano ritrovati a manifestare in nome di un’ideale comune. Lo sguardo che Stefano Collizzolli e Daniele Gaglianone scelgono di adottare per il loro documentario non ha l’ambizione di stilare una mappatura completa di quei tremendi giorni, ma di filtrare mediante due testimonianze l’esperienza diretta di due persone che all’epoca si trovavano a Genova: Evandro Fornasier, vittima delle torture di Bolzaneto, e lo stesso Stefano Collizzolli.

Il trailer di Se fate i bravi, diretto da Stefano Collizzolli.

Se fate i bravi assume così la forma di un road-movie, in cui il viaggio ripreso all’epoca da Collizzolli trova ben presto i contorni dell’orrore nelle parole sofferte di Fornasier. Ciò che è tangibile nei due racconti è la rabbia e il dolore verso una situazione che all’epoca è sembrata vicino alla normalità. Nel documentario perciò si percepisce lo strazio dell’inettitudine dello Stato di fronte agli eventi di Genova 2001, che ha trasformato una manifestazione in una guerriglia urbana in cui la morte di Carlo Giuliani è passata come una tragica sfortuna.

Agghiacciante in questo caso una frase pronunciata nel film da Evandro Fornasier: «Il giorno prima avevano sparato, perché non potevano sparare di nuovo?».

I conti non fatti con Genova 2001

Nella mente dei due testimoni rimbalza il dolore della perdita della spensieratezza, tolta senza remore a colpi di manganelli e che non trova spiegazione neanche da Alfonso Sabella, all’epoca responsabile dei luoghi di smistamento carceri di Bolzaneto e San Giuliano.

Un documentario descritto dal regista come inattuale per i tempi in cui è stato distribuito, ma che arriva nei nostri cinema in un momento dove al governo è presente uno dei responsabili diretti o meno di quei fatti, ribadendo che Genova 2001 non ha ancora fatto i conti con la Storia, portando con sé i fantasmi di un’intera generazione.

Un ricordo senza limiti

Al termine della proiezione è seguito un dibattito moderato dal giornalista Ernesto Kieffer, dove il regista Stefano Collizzolli ha spiegato che la genesi di Se fate i bravi ha preso più volte percorsi differenti, così come la scelta di far raccontare a Evandro Fornasier la propria esperienza è semplicemente accaduta, passando da semplice consulente al film a vero e proprio protagonista, con una testimonianza di più di tre ore asciugata successivamente al montaggio.

Il collegamento con Gabriele Proglio, autore del libro I fatti di Genova. Una storia orale del G8, durante il dibattito seguito alla proiezione del film. Foto Veronetta129.

Una storia tuttora irreparabile, che solo nelle discussioni si apre verso una sorta di pertugio per processare i ricordi, sebbene la sensazione di impotenza verso lo Stato come macchina pronta a schiacciare la manifestazione è ancora presente, marcando il silenzio di ventuno anni di vuoto. Un enigma, come spiegato dal regista, che anche nell’incontro e scontro con Sabella mostra interrogativi in una situazione specchio rispetto a quella di Genova 2001: il magistrato a fronte delle domande di Fornasier è in crisi, subisce e alla fine cade.

Esperienze che trovano punti in comune con lo scrittore Gabriele Proglio e Filippo Comencini e nella frase di Walter Benjamin: “Un evento vissuto è finito, un evento ricordato è senza limiti”. Il punto fondamentale per i tre intervistati è ribadire come Genova 2001 non sia finito il 21 luglio di quell’estate. Piuttosto, quella cicatrice è un confine della memoria che va costantemente ricordato, messo al centro del dibattito pubblico per non soffocare sotto i lacrimogeni il dramma degli eventi.

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