Ammettiamolo: in questa fase dei campionati di pallavolo di vertice non è molto semplice seguire la propria squadra del cuore e rimanere sul pezzo riguardo i vari accadimenti sportivi. Gare rinviate, spostate per una seconda volta, mai una giornata che si disputi in un unico week end. Giocatori positivi, chi per lungo tempo, chi pronto a rientrare dopo pochi giorni. Ci sarà in campo? Non ci sarà? Rimane tutto affidato alla sorte. Nel frattempo, gli staff tecnici hanno alzato bandiera bianca ormai da tempo e organizzano quel che possono come possono. Fanno del loro meglio, ma gestendo, non progettando e costruendo.


Il movimento comincia ad accusare sul serio
È SuperLega, ma a volte non sembra. Nelle squadre quasi si finisce a contarsi su Whatsapp poche ore prima della gara, come in un dopo lavoro qualunque. Resterebbe da decidere chi paga il conto al terzo tempo in pizzeria, ma qui davvero, ironia a parte, sta pagando l’intero movimento.
La pallavolo non è il calcio, ogni minimo calo di qualità del prodotto si paga subito e ben oltre i propri demeriti. In questo turbine di rinvii, assenze e regole sanitarie da rispettare, il rischio a cui si sta andando incontro è la disaffezione del pubblico. Non è solo dunque una questione di capienza limitata dei palazzetti. I segnali di pericolo ci sono già.

Inutile però lamentarsi, è il prezzo da pagare per essere circondati da sponsor, diritti televisivi ed essere immersi in un’imperfetta idea di professionismo. Il più delle volte sembra tutto oro, ma oggi luccica poco. Si giochi! Come? non importa.


Qui Verona, come riprendere dopo il Covid?
Verona Volley, da un punto di vista contagi, non è stata fortunata. Proprio nel momento in cui la squadra stava prendendo fiducia e si intravvedevano progressi sensibili nell’atteggiamento, Omicron si è diffusa nello spogliatoio, obbligando ad uno stop generalizzato dall’attività. Il successivo rientro contro Prisma Taranto è stato da incubo con una sconfitta 0-3 grave per la classifica, ma che non può essere considerata attendibile. Gli atleti erano rientrati da poco ad allenarsi e a loro non si può che riservare il massimo supporto per averci provato in condizioni complesse. Che certe norme siano state condivise tra società è considerazione che nulla toglie rispetto all’idea che quella gara non abbia rispettato i principi di equità sportiva. Così come tante altre in questa pazza regular season sempre più simile al gioco della roulette.


Cisterna, una trasferta da non sbagliare
Come è giusto, “Rado” Stoitchev, dopo Taranto non ha lasciato troppo spazio agli alibi fin dalle interviste del dopo gara. Un approccio propositivo che ha prodotto subito una buona vittoria casalinga contro Kioene Padova e dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, che il regista titolare è, e deve essere, Vieira de Oliveira Raphael.

Purtroppo, la stagione sportiva non lascia tregua e Verona giocherà sabato contro Top Volley Cisterna una gara di importanza vitale. Vincere significherebbe fare un passo decisivo verso la salvezza, perdere viceversa obbligherà i gialloblù ad affidarsi anche alle disgrazie di Vibo Valentia e delle altre contendenti più in difficoltà.


Le minors e il caos legato all’ondata Omicron
Se al vertice, nelle categorie gestite dalle Leghe, si fanno i salti mortali e si vive alla giornata, i campionati di competenza Fipav non se la passano meglio. La Federazione ha deciso di sospendere tutto fino al 6 febbraio compreso. In pratica, salvo qualche eccezione, non si giocheranno gare per quasi due mesi dalle ultime disputate. Una pausa forzata più tipica degli sport outdoor praticati nei paesi nordici per cause climatiche che del sistema sport mediterraneo. Interruzione che forse, col senno di poi, poteva anche essere programmata nella definizione della stagione 2021/2022, visto l’andamento pandemico del precedente inverno.

La pausa, in ogni caso, è giunta dopo averle tentate tutte, mal digerita dalla stessa Fipav. Constatato che la situazione nelle palestre fosse ormai non compatibile con un normale esercizio dell’attività agonistica, si è optato per lo stop. Nessun vero problema sanitario all’origine di questa decisione, data la copertura vaccinale di tutti i coinvolti nei team squadra, ma il boom dei positivi sul territorio nazionale e gli isolamenti conseguenti. Per non parlare dell’ormai noto protocollo relativo al Return to play.


Il nuovo protocollo Return to play. Fatte le regole, ora servirà rispettarle
Il Return to play altro non è che un insieme di norme che determinano i comportamenti delle società nella gestione degli atleti e dei giocatori stessi che rientrano agli allenamenti e all’agonismo dopo il Covid-19. Tema davvero delicato visti i numerosi casi di strascichi sulle condizioni di salute dei soggetti contagiati dal virus.

La questione ad inizio 2022 per qualche giorno è stata davvero ingarbugliata. Da un lato il protocollo 2021 ancora in vigore che richiamava ad un’attesa di 30 giorni prima di potersi sottoporre a controlli medici abilitanti, dall’altro il nuovo protocollo che oggi definisce periodi più brevi a seconda delle varie casistiche, ma che non risolve il grosso problema di un tempestivo rientro in campo delle squadre falcidiate dal Covid-19, viste le difficoltà del Sistema Sanitario di far fronte alle migliaia di richieste di nuove visite mediche, conseguenti all’esplosione di Omicron.

Ora, sebbene sia chiaro quale siano i comportamenti prescritti dalle norme a vantaggio della salute degli atleti, resta però difficile comprendere se tutte le società avranno la volontà e la forza di osservarlo fedelmente. Onorare la legge, in questo caso come in tanti altri, ha un costo rilevante (nuove visite mediche) e delle conseguenze sportive significative (tenere fermi atleti guariti). In questo senso lo stop dei campionati è stato propizio. In ogni caso, tra la necessità del rispetto della privacy e i dubbi su chi possa o debba esercitare il potere di controllo, il rischio è che tutto si trasformi nel classico teatrino in cui qualche “furbo” si avvantaggia a discapito della salute degli atleti e a danno dei ligi.

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