Nel mese di maggio 2024, in occasione della Giornata mondiale contro l’omolesbobitransfobia, sono stati presentati i primi risultati di un sondaggio realizzato da un gruppo di ricerca congiunto dell’Università di Verona e dell’Università di Pavia da cui emerge il quadro di un’opinione pubblica maggioritariamente favorevole ai temi legati ai bisogni e ai diritti delle persone LGBTQIA+. 

In particolar modo, sulla questione del matrimonio ugualitario, sul riconoscimento dell’omogenitorialità e delle famiglie arcobaleno, sulla semplificazione delle procedure amministrative per il cambio di genere nei documenti di identità per le persone trans* e non-binarie, osserviamo un atteggiamento nettamente favorevole dell’opinione pubblica. 

L’opinione pubblica in tema di diritti LGBTQIA+

Questa netta maggioranza a favore di alcuni dei temi legati ai bisogni e ai diritti delle persone LGBTQIA+ non deve nascondere quell’altra fetta, per nulla irrilevante di persone che hanno un’opinione contraria, più o meno negativa, nei confronti di questioni spesso stigmatizzate perché considerate o percepite concorrenti rispetto ad altre urgenze che l’attualità politica pone all’attenzione, come la disoccupazione, le disuguaglianze socio-economiche, la guerra.

La competizione tra diritti sociali e diritti civili, in realtà, è più una strategia politica che un’effettiva preoccupazione dell’opinione pubblica. Dallo stesso sondaggio, emerge infatti che più del 70% delle persone rispondenti considera che i diritti LGBTQIA+ sono un tema importante di cui la politica dovrebbe occuparsi, almeno tanto quanto gli altri temi. È interessante peraltro notare che generalmente l’appartenenza a una classe sociale più bassa o più in situazione di difficoltà economica non ha un’incidenza sull’opinione nei confronti delle rivendicazioni LGBTQIA+. Anzi, abbiamo osservato che sono più le persone appartenenti alle classi alte e benestanti che a volte possono presentare un atteggiamento relativamente più chiuso.

Un momento del Pride 2020. Foto di Osvaldo Arpaia

L’Italia e la sfida sui diritti umani

A fronte di questi dati, però, se consideriamo i dati pubblicati della terza indagine realizzata dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA), troviamo un dato in leggero peggioramento. Solo il 43% delle persone LGBTIQA+ in Italia dichiara di essere abbastanza o molto aperto nella propria vita sociale sulla propria identità LGBTIQ+, rispetto a una media europea del 51%. Un dato che cala rispetto alla precedente indagine del 2019.

A questo si aggiunga che solamente il 4% delle persone LGBTQIA+ considera che il governo italiano e le istituzioni in generale combattano effettivamente ed efficacemente il pregiudizio e l’intolleranza contro le persone LGBTQIA+. Non solo, questo dato è molto più basso della media europea che si colloca al 26%, ma anche questo è in calo rispetto al 2019.

I tempi cambiano, sicuramente. Ma non abbastanza in fretta, soprattutto in Italia, e non sempre nella direzione auspicata, come mostrano i risultati preoccupanti delle ultime elezioni europee.

Domenica 16 giugno il Pride a Verona

Per questo, manifestare con orgoglio in piazza la propria esistenza o manifestare il proprio supporto ai bisogni e ai diritti delle persone LGBTQIA+ è ancora un atto politico che porta con sé un potenziale trasformativo e di resistenza alla discriminazione sociale, alla violenza, all’esclusione, alla marginalizzazione e al bullismo istituzionale che le persone LGBTQIA+, e soprattutto quelle più esposte, come le persone trans* e non-binarie, subiscono quotidianamente.

Infografica dalla pagina Facebook di Pride Verona.
L’inizio del corteo avverrà domenica 16 giugno alle 15:30 in Piazza XVI Ottobre
(Piazzetta Santa Toscana) dove troverete i carri,
il banchetto dei gadget e il punto informazioni e accessibilità.

E finalmente, anche i dati di sondaggio – rimasti troppo a lungo lontani da queste questioni e da questa intera categoria di persone – ce lo dimostrano.

Anche per questa ragione, nell’ambito del Centro di ricerca PoliTeSse dell’Università di Verona, abbiamo lanciato proprio in questi giorni un secondo sondaggio che si rivolge questa volta alle persone LGBTQIA+ per conoscere le loro opinioni politiche, i loro comportamento di voto, i loro orientamenti politici. E perché anche i numeri possono dare voce e materialità politica a una minoranza di milioni di persone, spesso invisibili, a volte rinchiuse e incatenate dallo stigma e dalla violenza, dalle proprie famiglie, dai propri vicini, dai propri colleghi di lavoro e purtroppo anche dalla politica e dalle istituzioni. 

Il sondaggio “Partecipazione, attitudini e opinioni politiche della popolazione LGBTQIA+” è rivolto esclusivamente alle persone LGBTQIA+ in età elettorale. Per chi volesse partecipare potete per accedere al questionario seguendo questo link.

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