Per molti motivi l’inizio di campionato del Verona non è di facile interpretazione. I punti sono arrivati subito, così come alcuni sprazzi di bel gioco a cui il pubblico del Bentegodi si era totalmente disabituato. D’altro canto, però, la squadra non è stata rivoluzionata rispetto a quella che ha fatto più danni della grandine nella scorsa stagione e le aspettative, così come gli entusiasmi, vanno per forza di cose tarati di conseguenza.

La difesa – e per fortuna – è rimasta tale e quale, e sugli esterni Sogliano ha saputo resistere alle sirene napoletane per Faraoni. Il capitano – nello stato di forma attuale – avrebbe fatto gridare al “pacco” i tifosi partenopei, ma il suo valore non si discute e certamente Faraoni tornerà fondamentale per il Verona nel corso della stagione. In mezzo Baroni si è appoggiato molto a Hongla, che ha dalla sua il fisico ma certamente non è un mago nel fluidificare la manovra, lo sapevamo già.

Se lo scorso anno il (quasi)disastro è stato in larga parte da imputare alla pochezza in attacco, prevedibilmente Sogliano ha rattoppato il nuovo Verona rattoppato soprattutto in quel reparto. Folorunsho, Mboula, Saponara, l’incognita Suslov, il talentuoso Bonazzoli… Sono molti i giocatori offensivi e tecnici messi a disposizione di Baroni. Eppure, ad oggi, il Verona ancora fatica a impensierire i portieri avversari.

Attacco collettivo, il rodaggio si allunga

Fino ad ora Baroni ha favorito soluzioni molto dinamiche che non danno punti di riferimento alla difesa avversaria. L’ultimo esempio è stato con il Milan in cui l’attacco gialloblù ha visto schierati, assieme a Ngonge, Lazovic e Duda, due giocatori che normalmente operano sulla mediana.

Il coach sembra non vedere le punte centrali come soluzione principale alla finalizzazione: contro il Bologna l’ingresso in campo di Djuric non ha portato a un solo cross dal fondo. Al contrario il bosniaco è stato usato come torre per conquistare i palloni lunghi che arrivano dalle retrovie prima di smistarli ai compagni di reparto.

L’allenatore toscano predilige un gioco offensivo più dinamico e senza punti di riferimento, con tanto lavoro sulle fasce, sovrapposizioni e giro palla avvolgente fuori dall’area di rigore. Con il Milan l’uomo più pericoloso, al netto dell’errore che è costato il gol milanista, è stato Folorunsho, schierato inizialmente accanto a Hongla. Segno chiaro che nella visione del mister gialloblù il peso dei gol non può essere esclusivamente sulle spalle degli attaccanti.

In linea teorica un attacco così strutturato moltiplica le minacce per la porta avversaria, portando in zona gol almeno quattro giocatori che possono rappresentare una minaccia concreta per i difensori. Per ora questa varietà di soluzioni non ha portato i risultati sperati, ma è evidente che Baroni stia continuando a sperimentare e a lavorare duro sui dettagli.

Chiaramente se la manovra d’attacco coinvolge molti giocatori i tempi di rodaggio e di affinamento si allungano rispetto a strutture offensive che si appoggiano sulla qualità tecnica del singolo. Un’attesa che, comunque, ha tutte le carte in regola per essere fruttuosa. Il Verona è riuscito per lunghi tratti a tenere nella loro metà campo ottime squadre come Milan, Sassuolo e Bologna, mostrando come l’impianto di gioco sia solido e ci sia della qualità sia di piedi che di idee. 

Il momentaneo “cantiere” del Verona non è sfuggito nemmeno a Pioli che, in piena bufera post derby, ha provato a battere il Verona con il minimo rischio. Il dominio del palleggio tanto caro al Berlusconi d’antan è cosa passata. Consapevole delle difficoltà del Verona sotto porta il Milan si è difeso, consapevole che prima o poi la porta del contropiede si sarebbe spalancata di fronte a Leao. È successo più prima che poi. A Pioli è andata bene: il rischio è stato tutt’altro che minimo e il Verona ha impegnato Sportiello in un paio di occasioni che potevano costare un’altra settimana da incubo per l’allenatore rossonero. È andata così.

Al Bentegodi arriva l’Atalanta

Il prossimo incontro vedrà al Bentegodi un’Atalanta che dopo la battaglia persa al Franchi contro la Fiorentina ha messo in riga il Cagliari e ha passeggiato in Europa League. I bergamaschi – come d’abitudine – hanno tenuto l’ossatura della squadra aggiungendo elementi di assoluto valore. Una scommessa su tutte è l’oggetto misterioso De Ketelaere che, dopo un’annata da dimenticare al Milan, si sta guadagnando la fiducia dei tifosi. 

L’attacco gialloblù avrà di fronte un bel muro, con Scalvini (che tanto bene ha fatto con la nazionale), il veterano Djimsiti e Kolasinac, compagno di nazionale di Djuric che certamente saprà come contrastare al meglio la torre veronese. 

Non sarà facile fare punti con una squadra solida come quella di Gasperini, ma solo qualche giorno fa questo Verona ha messo in difficoltà il Milan sul campo tabù del Meazza. Con più attenzione ai dettagli questo Hellas può giocarsela. 

Baroni ha dalla sua la fiducia della piazza, della società e dello spogliatoio in ordine inverso di importanza. L’identità c’è, ora vanno limati i dettagli, perché lì – neanche a dirlo – si è nascosto il diavolo. Vediamo che la Dea non faccia altrettanto.

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