Tosi, Lega, M5s: l’analisi dei dati
Ora che i risultati del primo turno alle elezioni 2022 per il Comune di Verona sono noti, proviamo a interrogare i dati del voto del primo turno per rispondere ad alcune curiosità.

Ora che i risultati del primo turno alle elezioni 2022 per il Comune di Verona sono noti, proviamo a interrogare i dati del voto del primo turno per rispondere ad alcune curiosità.
Si è concluso questo primo turno di votazioni comunali; in attesa di scoprire chi sarà eletto sindaco, possiamo intanto dare un’occhiata ai dati a disposizione per vedere se i numeri ci possono dare qualche risposta: la Lega a Verona è una forza e la gestione salviniana paga sul territorio veronese? L’astro di Tosi e il suo consenso è crescente o calante? Come sta il Movimento5Stelle? I veronesi vanno a votare?
La Lega a Verona è una forza?
Dal 1994 ad oggi, il risultato elettorale della Lega al primo turno delle comunali è sempre stato molto influenzato dalle personalità candidate sindaco. Dopo l’exploit del 1994 a sostegno del sindaco Sironi, dove si affermò come primo partito della coalizione del centrodestra, avvenne subito una prima consistente flessione col candidato di bandiera Francesco Girondini che, perdente contro il mandato Sironi II, vede smarrire un quarto del proprio elettorato; la discesa continua col passo falso del centro-destra con la candidatura Bolla del 2002.
Nell’elezione del Tosi I la Lega ottiene un risultato importante (più di sedicimila voti) ma i fasti degli anni ’90 sono lontani e di nuovo riparte l’erosione del proprio consenso fino quasi a dimezzare il proprio seguito nel 2017; una parziale giustificazione potrebbe essere il contraccolpo per l’espulsione di Flavio Tosi dalla Lega (14 marzo 2015). L’impressione tuttavia è che la leadership locale sia molto debole, tale da essere fagocitata da personalità più spiccate e le elezioni 2022 ci consegnano un partito residuale, inferiore al 7%, sopra Traguardi ma sotto Battiti per Verona, la lista personale di Sboarina. Un crepuscolo triste.
Il contesto regionale sembrerebbe ideale per la Lega con la duratura presenza del doge Zaia, di provata fede leghista (anche se non salviniana ortodossa), ma possiamo notare come dal 2013 – divenuto Matteo Salvini presidente della Lega Nord, che ha raccolto un partito al 3% – il risultato elettorale a Verona finisca per essere comunque insufficiente. Di fatto, dal 2007 la Lega ha perso circa 3000 voti ad ogni tornata elettorale comunale. Ne discende una considerazione generale: fatta la tara della figura più o meno ingombrante del candidato sindaco, la metamorfosi da “partito dell’autonomia” a “partitone nazionale sovranista”, rimasta incompiuta per la necessità di non perdere il Veneto, qui a Verona non ha pagato anche se, va detto, i partiti autonomisti nella nostra città, così come nel resto della regione, raccolgono un consenso limitatissimo. Forse è presto per pensare che Giorgia Meloni sia la forza trainante del centrodestra, ma certo è che a Verona FdI ha quasi doppiato i voti della Lega – risultando certo più credibile come partito di destra nazionale sovranista; che anche per questo Matteo si stia concretizzando la stessa parabola di Icaro di Matteo Renzi?
Bisogna riconoscere che, a prescindere dal risultato, Tosi ce l’ha messa tutta con una campagna estremamente presente (e probabilmente molto costosa). Ma quanto vale elettoralmente Flavio Tosi? Se nell’ultima tornata elettorale non era intervenuto in prima persona ma attraverso la moglie, Patrizia Bisinella, certo nelle elezioni precedenti aveva ottenuto risultati con la sua lista davvero notevoli. Dal 2007 al 2012 è riuscito a raddoppiare il suo consenso lasciando davvero le briciole al suo ex partito. Per la campagna di Bisinella è riuscito sostanzialmente a portare ventimila voti tra la sua lista personale e il mini-partito personale FARE! (con cui, ai tempi dei salotti di Vespa, sperava di conquistare Roma). Con il suo risultato odierno, possiamo valutale il peso elettorale personale di Flavio Tosi in un 17-18% (circa 18.000 voti), che è di fatto un peso specifico stabile ed elevatissimo ma che, da solo, non basta, specie se alle spalle non si ha un partito importante ma solo Forza Italia e un corpuscolo di alleati che non raggiungono spesso l’1% (come nel caso di Michele Croce).
Come sta il Movimento5Stelle?
Il Movimento5Stelle, fedele al motto “il potere logora chi ce l’ha” per lungo tempo è sembrato ottenere la stessa risposta del ragionier Fantozzi alla tragica cena aziendale: “Come sto andando scusi?” “Male per Dio!”. Non che il vento dei vaffa di Beppe Grillo nella composta città veronese abbia mai attecchito davvero, ma certo il confronto con le politiche del 2018 è impietoso, con un risultato che è percentualmente un terzo della performance che ha permesso al partito del “Il MoVimento 5 Stelle può governare da solo” (Luigi Di Maio, 2017) di governare con tutti. Il partito, che sembrava sul punto di chiudere i battenti dopo il passaggio di Gennari alla Lega (2021), ha trovato nel nuovo candidato sindaco uno stimolo per uscire dallo stallo di una conduzione nazionale (Conte) che fatica ad imporsi. Il M5S ha ottenuto spazio nella lista del candidato sindaco, ma finisce per raccogliere in tutto poco più di 200 preferenze; il transfuga Gennari, nel frattempo, raccoglie nella Lega briciole elettorali.
Dal 1994 al 2022 il numero votanti veronesi è sceso drasticamente, perdendo per strada quasi il 27% dei votanti. Risulta evidente un senso di stanchezza rispetto alla politica, nonostante un sistema elettorale di stampo maggioritario e la componente locale. Bisogna tenere conto però, per la nostra città, di un ulteriore elemento: secondo un rapporto del Cestim, “A inizio 2021 […] Nel comune di Verona risiedono 39.466 immigrati (15,3% pop.), con un aumento di 3.339 persone rispetto a inizio anno (+9,2%).”. È quindi probabile che una quota della diminuzione dei votanti sia direttamente proporzionale al crescere della componente non autoctona.
Un’ultima considerazione
C’era curiosità per il risultato di Zelger, recentemente intervistato, e la performance dell’area no Vax con sfumature religiose integraliste. Il risultato è intorno a poco meno il 3%, come Paragone a Milano, il che ci suggerisce che l’alta attività e presenza virtuale sui social di questi profili non corrisponda al reale peso elettorale.
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