Primo Set

Trento si presenta senza il forte centrale Srecko Lisiniac. Verona ringrazia per il dono sotto l’albero offerto dalla cattiva sorte altrui.
Si Inizia. I primi punti arridono a Trento con i gialloblù in chiara soggezione.
Punteggio 1-5: Radostin Stoitchev chiama tempo. Solo la musica dell’Agsm Forum impedisce di riconoscerne la voce nel susseguirsi di pacate indicazioni tecnico tattiche.
2-6: Jonas Aguenier, ancora scosso dal time out, “picciona” il pubblico di Trento tirando un “rigore” in curva. Carrello di palloni per lui al prossimo allenamento.

La formazione di Angelo Lorenzetti gioca che è una meraviglia: distesa, elegante, varia. Le pipe da ogni zona del campo si sprecano e fanno sempre punto.
7-16: la conta degli ace per Trento dice già tre, saranno sei alla fine del parziale. Ingiocabili.
Wout D’Heer non sarà Lisiniac, ma dai nove metri sigla tre servizi vincenti uno più bello dell’altro. Matej Kazijski, oltre a medesimi ace, ci aggiunge mani e fuori da ogni parte e contro ogni avversario diretto a muro. Sapienza pura, pur saltando solo il 20% rispetto ad un abulico Rok Mozic.

11-20: Riccardo Sbertoli si fa male a muro. Anche in questo caso propizio intervento musicale per evitare la scomunica al bravo e sfortunato regista di Trento. Non rientrerà. Anche Kazijski impreca, ma gli va bene perché tutti stanno guardando la mano di Sbertoli avvolta nel ghiaccio.
13-25: Scambi avvincenti giocati non più di uno. Pubblico seduto, per lo più stravaccato e senza sussulti.

Trento conduce 1 a 0

Secondo Set

Lorenzo Sperotto
, entrato per Sbertoli, si ricorda di avere un certo Marko Podrascanin al centro. 2-2 con due punti del serbo. Verona offre qualche timido segnale di ripresa. La gara ora è punto a punto.
Nel rettangolo di gioco si scontrano due atleti che sembrano avere la stessa età. Il classe ’79 Raphael Viera de Oliveira dirige come fosse nel suo prime di carriera, il 2001 Alessandro Michieletto cesella mani e fuori a ripetizione, da prima e seconda linea, saltando o piedi a terra. Li separa più di un ventennio, ma non si vede.

11-11: scambio bellissimo, ma è un’altra Trento senza Sbertoli. Per fortuna anche Verona non è quella del primo set e sfrutta una migliore ricezione per giocarsi bene le proprie carte (eccellente 83% di palla a terra con ricezione positiva nel parziale). Si viaggia comunque punto a punto. Seppure la gara non decolli mai del tutto, sale l’agonismo e si cominciano a vedere scambi lunghi, nessuna delle due squadre va oltre il doppio punto di vantaggio.

24-23: Raphael decide le sue regole, e piacciono assai: vietato palleggiare se prima non si fanno almeno due o tre finte. I centrali di Verona ringraziano, pure Mads Keyd Jensen. Iniziano gli innumerevoli set point di Verona, sul 25-24 Kazijski prende riga esterna. La si definisce esperienza per non essere scurrili.
Sarà lunga, i tifosi cominciano ad avvertire il peso della FFP2. Le occasioni per chiudere collezionate da Verona cominciano ad essere molte. Goal sbagliato, goal subito. Nel calcio come nella pallavolo.

29-28: Trento è attacco a due, batte Raphael. Verona tiene a muro, Francesco Donati fa doppia in ricostruzione. L’avesse fatta Raphael si sarebbe soprasseduto. Devo averlo già scritto: goal sbagliato, goal subito, ormai è certo.  

29-31: Dopo l’errore in attacco di Giulio Magalini, si scatena Michieletto in battuta. Trento va sul 2-0, ma la gara è cambiata: Verona ha la faccia giusta, Trento caracolla per il campo chiedendo indietro Sbertoli.

Trento conduce 2 a 0

Terzo Set

Raphael comincia il parziale portando a spasso tutta Trento per i mercatini natalizi. Mozic ringrazia di cotanta virtù in regia, in ogni caso è affezionato a quelli di Lubiana e non si scompone.
5-3: Jensen sembra Karch Kiraly quando difende parallela di spalla e Lorenzo Cortesia non può che mettere a terra il primo tempo di contrattacco che sancisce l’inversione di tendenza.

7-4: Lorenzetti l’ha già capita, mentre il pubblico di casa teme che sia solo il gioco del gatto col topo. Time out Trento.
11-7: Lorenzetti ha già scommesso la sua paga mensile su come andrà questo set e chiama nuovo time out dopo che Kazijski s’è fatto murare due volte consecutive. Se si riapre, questa gara va lunga.
12-9: Stoitchev al capolavoro. Time out chiamato in ritmo per “svalangare” improperi contro Magalini reo di non aver attaccato un pallone recuperato sugli spalti da Mozic. Ragazzi, va lunga davvero.

In campo si pratica il nuovo gioco di Santo Stefano: vietato tirare forte, solo pallette. Mozic deve avere ancora problemi di lingua e non capisce, fatto sta che bombarda una diagonale nel metro per il 13 a 9. Tutti allibiti.
Daniele Lavia la prende sul personale, a tal punto che poi non la prende proprio più (la palla) per il resto della gara. Cortesia ringrazia e sale nel bottino personale dei muri (sei alla fine).

18-14: entra Giulio Pinali, protagonista degli europei estivi. Non sembra entusiasta di giocare, aveva già fatto conto di non lavare maglia e braghini. Intanto entra anche Oreste Cavuto per spiegare a Kazijski, il compagno sostituito, come tirare diagonale stretta. Lorenzetti è ai cambi punitivi?
23-20: Verona avanti, nonostante Pinali si sbagli e faccia mani e fuori di sufficienza tirando non più di due cm sopra il nastro. Nel frattempo, stupisce Cavuto che è già passato alla seconda lezione, come fare ace.
25-20: chiusura di set che regala una perla rara. Servizio ficcante di Mozic che obbliga al fallo Sperotto. Verona cattiva al punto giusto e in ritmo.

Trento conduce 2 a 1

Quarto set

Pubblico preoccupato, le mascherine FFP2 non sono state testate per un eventuale tie break nel derby. Nel mentre Lorenzetti si accerta dal bulgaro Matej che la lezione di Cavuto è stata mandata a memoria. Rientra lui.
4-1: inerzia tutta per Verona con Mozic che fa punto in battuta con una esecuzione da “giro rice” di riscaldamento.
8-5: il fatto che giochi Lavia in queste condizioni è la conferma che Pinali non ne voglia proprio sapere. Intanto nemmeno uno scambio della durata di 30 secondi sveglia più di tanto il pubblico. Ognuno risparmia aria come può.

Sul 9-5 primi cenni di insofferenza di Lorenzetti (fatelo santo subito), ma deve frenarsi perché è sotto il radar dei sindacati che si oppongono al turno natalizio. A Santo Stefano manco si dovrebbe giocare. Kazijski lo fa presente e lo sottolinea subendo due muri consecutivi.
La differenza, unica tra le due squadre, è che le lamentele sindacali a Stoitchev non sono mai interessate e forse nemmeno sa bene cosa siano i sindacati.  Anzi, rincara la dose strattonando Aguenier ad ogni ingresso in campo. Naturale che la forbice tra i due sestetti si allarghi.

14-6: mentre Cavuto, capopopolo della panchina, programma le prossime ripetizioni per Kazijski, Jensen sigla un ace pazzesco. Al servizio successivo cambia completamente traiettoria e sbaglia. Ma perché cambiare?

17-8: in panchina Pinali si riscalda i lobi delle orecchie con grande senso del dovere. Sa che potrebbe toccare a lui, il mese prossimo. Nel mentre Raphael va a murare Lavia dalla propria zona quattro e il pubblico finalmente usa l’ossigeno supplementare per sgolarsi. Azione emblematica come poche altre.

25-10: Pinali smette pure di scaldarsi i lobi. Michieletto e compagni fanno cadere battute, attacchi e pure le palle dell’albero di Natale di piazza Duomo in Trento. Quelle di Lorenzetti sono già cadute da tempo.
Tie break sia, Raphael ci tiene giusto un filo.

Perfetta parità 2 a 2

Quinto set

Punto uno del tie break. Se non si era capito, Raphael ci tiene, mentre l’altro ex Kazijski osserva dalla panchina. Sembra infatti che Pinali abbia chiesto ardentemente di giocare.
4-4: l’unica e i controvertibile conclusione a cui si arriva vedendo il match è che se Jensen con Raphael in palleggio non fa il 50% in attacco, significa che è scarso. Intanto Sperotto si ricorda che nella sua squadra l’unico non iscritto ai sindacati è Podrascanin. La gara ritrova equilibrio.
5-5: la parallela no look di Michieletto vale da sola in prezzo del biglietto, ma se non si era capito ero qui per Raphael.
8-7: cambio campo. Verona arcigna. Cari giovani, meglio non guardare il linguaggio del corpo di Trento perché lo sport dovrebbe educare ad altro. Assoluzione sia, ma solo per festività.

8-8: doppia in palleggio chiamata a Raphael. Ci stava. In campo succede un po’ di tutto. I coach mettono ordine durante il tempo di sospensione, ma non la pensano così Cavuto e Asparuh Asparuhov che, fosse stato per loro, durante il time out, avrebbero inscenato un “bagherone” alla morte a veder chi aveva ragione. Interviene anche uno del pubblico che vuole l’ultima parola con il trentino. Siparietto evitabile che, alla ripresa, costa un doppio rosso, irrilevante sull’inerzia. Il signore del pubblico se la cava senza conseguenze.

11-9: attacco di Mozic e ace di Mozic a rimpere l’equilibrio. Qui Asgm forum, esaurite le riserve d’ossigeno tra il pubblico che si lascia andare ad un’esultanza in stile ante covid.

15-12: Trento, dopo l’uscita di Sbertoli, ci ha dato su. E nemmeno troppo velatamente. Verona vince 3-2 e fa un bel passo avanti verso l’agognata salvezza.

Commento finale

Verona Volley, al netto dell’atteggiamento remissivo di Trentino Volley, cresce. Migliora perché ha voglia di elevare il proprio livello e ha trovato in Raphael un leader tecnico e umano che tiene tutti tra le sue mani, in primis l’opposto Jensen, piuttosto leggero in personalità più che in colpi. Mozic Mvp della serata, pur non nella sua migliore, grazie ad un ottimo tie-break. Ottima la prova dei due centrali, autori di 11 dei 21 muri punto di squadra.
Così ci si salva, così si crea valore, così la disputa della massima serie può avere un’importanza progettuale e sportiva.

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