In realtà no, non vi preoccupate. Non faremo nessun vero pronostico. Il titolo è volutamente ingannevole. O meglio, scaramanticamente voleva continuare sul solco dei precedenti che, in ogni caso, avevano portato bene, anzi molto bene, a Donnarumma e compagni. Che impegno dopo impegno, ostacolo dopo ostacolo, sono arrivati fino all’atto conclusivo del Campionato Europeo 2020 (che si gioca però nel 2021) dopo che, curiosamente, erano stati protagonisti anche della partita inaugurale, l’11 giugno, contro la Turchia. L’Italia, dunque, è in finale (la quarta della sua storia in questo torneo) e come da tradizione non commenteremo la partita che la riguarda. Solo che in questo caso non ce ne sono altre da analizzare. E quindi, di cosa ci parlerete? Beh, innanzitutto racconteremo che al supermercato, oggi, le “Peroni familiari” andavano a ruba, che l’atmosfera, carica di tensione, ci sta dilaniando lo stomaco e che stiamo cercando di allentare il nervosismo guardando il nostro fantastico Matteo Berrettini giocarsi a Wimbledon, contro Novak Djokovic, un posto nella storia del tennis. Anche se non siamo sicuri che l’effetto ottenuto sia quello voluto.

Lo sport è solo sport, si dirà. Finito il match di questa sera – comunque vada – ognuno di noi tornerà alla vita di tutti i giorni. Chi al lavoro, chi già in ferie, chi alle prese con i normali problemi quotidiani e via dicendo. Tutto secondo un modello che abbiamo già vissuto in passato e che vivremo, probabilmente, anche in futuro. E allora, perché tutta questa attesa? Beh, i motivi sono tanti. Un po’ perché arriviamo tutti noi da un anno e mezzo talmente complicato che un po’ di “sana” euforia calcistica non poteva che farci bene. Un po’ perché negli ultimi anni il calcio italiano non ha certo brillato (basti pensare alla mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018), ma questa Nazionale targata Mancini ha riportato bel gioco e risultati. E quindi entusiasmo nella gente. E un po’, infine, perché l’Europeo è un torneo che all’Italia, 1968 a parte quando però ancora la formula era “limitata” e si giocava in casa, non ha mai portato particolarmente bene. A tutto questo possiamo anche aggiungere il carico da novanta introdotto da qualche tempo dalla politica: già, perché dalla Brexit in poi si è creata fra la Gran Bretagna e il resto d’Europa una sorta di ulteriore rivalità, già presente in precedenza ma sempre sopita sotto una coltre da “siamo in Europa, volemose bene”. In realtà, chiariamo subito, l’Inghilterra (e la Gran Bretagna) non sono usciti dall’Europa, ma dall’Unione Europa, due concetti politici ben diversi, ma gli effetti della Brexit sono anche questi. Senza contare che pure all’interno della Gran Bretagna stessa, come se ce ne fosse bisogno, le divisioni fra Scozia (favorevole a rimanere all’interno dell’Unione Europea) e Inghilterra sono tornate a fomentare addirittura nuovi spiriti indipendentisti. In poche parole gli Azzurri oggi, forse per la prima volta nella loro storia calcistica, non avranno dalla loro il tifo solo degli italiani ma anche di buona parte dell’Europa. Certo, allo stadio i biglietti venduti per la tifoseria ospite è stata limitata solo a mille persone, ma sappiamo bene come in realtà a Londra i nostri connazionali siano circa 700mila e molti fra questi saranno presenti a Wembley, il tempio del calcio e teatro di questo ultimo atto. E comunque non ce ne sarò uno che questa sera non guarderà la partita. Per loro un’occasione, in fondo, anche di riscatto.

Gli inglesi, dal canto loro, sono a dir poco convinti di “portarla a casa” e tutto sommato questo è un bene per noi, che nelle situazioni di quasi totale ostilità (come ad Amsterdam nell’Europeo del 2000 contro l’Olanda, in uno stadio completamente orange, ma anche a Gelsenkirchen in Germania, contro i tedeschi, nel Mondiale del 2006) ci esaltiamo, tirando fuori gli attributi (cosa non sempre scontata, vista l’indole del calciatore medio italiano). Gli inglesi hanno un buon gioco, una difesa solidissima (un solo gol subito, in semifinale contro la Danimarca, peraltro su calcio piazzato) e un attacco che da quando Kane si è sbloccato ha cominciato anche a segnare con continuità. Ecco, proprio il duello fra Kane e i due difensori centrali di Roberto Mancini, Chiellini e Bonucci, sarà una delle chiavi della partita. Perché Il numero 9 e capitano britannico è sì un centravanti classico d’area, ma all’occorrenza sa anche tornare sulla tre-quarti per impostare la manovra a favore dei compagni. Come dimostra il gol del pareggio dell’Inghilterra contro la Danimarca, in semifinale. In questo senso sarà importante un efficace “scambio” di consegne fra difesa e centrocampo degli Azzurri. Sterling è velocissimo e anche lui potrebbe mettere in difficoltà la difesa italiana, ma dall’altra parte c’è un’intensità di gioco e una velocità della trama di passaggi a centrocampo, che potrebbe mettere in crisi il credo tattico di Southgate, ct dell’armata dei Tre Leoni, che non può contare su una linea mediana all’altezza di quella italiana.

Insomma, non volevamo dire nulla e invece abbiamo già scritto fin troppo. La verità è che sarà una partita tutta da vivere, dal primo all’ultimo minuto. Da giocare in fondo con allegria e spensieratezza, perché i favoriti sono i giocatori di casa, su cui peraltro peserà tutta la pressione. E comunque vada, questo è certo, si saranno preparate le basi per fare anche un buon Mondiale, fra un anno e mezzo, in Qatar ’22. Nel frattempo, mentre scriviamo, Matteo Berrettini vince al tie-break il primo set contro il numero 1 del mondo, su un campo peraltro un po’ troppo “spelacchiato” per essere inglese. Ma da quelle parti è sempre stato un po’ così. Chissà a Wembley, invece, come sarà il terreno di gioco. Spelacchiato o no, comunque, sarà nel suo complesso una giornata di totale, costante, inesprimibile, dannata ma anche benedetta sofferenza.

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