È la sera dell’8 dicembre a NY. John Lennon sta uscendo per recarsi in sala di incisione. Lo aspettano sotto casa il fotografo Paul Goresh e un fan, Mark David Chapman. Lennon gli firma volentieri la copia appena acquistata di Double Fantasy, uscito qualche settimana prima.

Lennon esce di casa ma anche da un periodo molto buio. Di fatto, l’inizio da solista subito dopo l’uscita dai Beatles è artisticamente eccellente, specialmente tra il 1970 con l’album Plastic Ono Band e l’anno successivo con l’album Imagine, entrambi grandi successi. Ma la vita di John è una vita pubblica, aperta, impegnata e impegnativa, dispersiva per certi versi. Con l’accentuarsi poi del suo impegno politico oltre alla musica, già evidente con il Bed-In del 1969 – una settimana a letto alla presenza dei giornalisti per una protesta non-violenta contro la guerra in Vietnam messa in atto da John Lennon e Yōko Ono – la vita si complica.

La qualità dei successi e degli album lentamente decresce: cominciano i problemi con Yōko fino alla crisi “pilotata” del 1973 (quando Yōko lasciò Lennon per 18 mesi a May Pang, loro coordinatrice e assistente, che si sussurrava fosse stata scelta per lui proprio da Yōko Ono). I rapporti con il Governo USA diventano sempre più complessi tra il 1971 e il 1976, perché vengono considerati dei pericolosi attivisti da spiare e possibilmente rispedire in Inghilterra col pretesto della droga. La coppia vive così con la minaccia pendente di essere cacciata da NY, città che i due avevano oramai designato come casa propria.

Dal 1975 al 1980 Lennon, ritornato stabilmente con Yōko, si ritira dalle scene. Alcuni dicono per il suo problema con l’alcool e le droghe, altri per prendersi cura del figlio Sean. Di sicuro, taglia i ponti con tutto il mondo della musica e del jet set. Quale che sia il motivo, semplicemente scompare nel suo appartamento.
Fino appunto al 1980, quando torna ad incidere un nuovo disco che esce il 17 novembre di quello stesso anno: Double fantasy.

(Qui sotto un video del making of del nuovo album):

Alle 22.52 di quell’8 dicembre 1980, Mark Chapman è ancora di fronte a casa di John Lennon. Lo aspetta da almeno 4 ore. Quando vede John rientrare a casa gli spara 5 colpi alla schiena. Mentre Lennon muore, intanto che sopraggiunge la polizia, si siede a leggere un libro che si era portato, una copia de Il giovane Holden di Salinger. Poco dopo dichiarerà alla polizia: «sono sicuro che una grossa parte di me è Holden Caufield, […]. Una piccola parte di me deve essere il diavolo».

Il giovane Holden è un romanzo di formazione, la storia in prima persona di un ragazzo, Holden Caufield, che cerca il suo posto del mondo e vive in un momento di grande smarrimento. Espulso dal college che frequentava, decide di tornare a NY e ritrovare i suoi amici che nel frattempo sono diventati adulti e per lui, quindi, intollerabilmente ipocriti, vorrebbe allora fuggire da tutto, anche dalla città, ma alla fine si convince a rimanere e ritorna a scuola.

Lennon, forse, proprio come Holden Caufield, dopo cinque anni di fuga dal mondo aveva deciso di rimanere. Forse, stava finalmente per trovare un suo posto nel mondo. Per colpa di Chapman, non lo sapremo mai.

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