Il Coronavirus influisce – dato prevedibile – sul numero di adozioni internazionali di bambini. In compenso, l’opinione degli italiani sull’adottare è positiva. Le autorizzazioni di ingresso di minori adottati dall’estero – rilasciate nel primo semestre 2020 – sono 220 corrispondenti a 274 minori.

Il decremento rispetto al primo semestre del 2019 – spiega la Commissione Adozioni Internazionali – va in larga parte imputato all’emergenza sanitaria in corso, che ha comportato un rallentamento delle procedure di adozione da parte di molti Paesi di provenienza.

Nel 2019 – il dato è riferito a tutto l’anno – le adozioni internazionali in Italia sono state 1.205, con in evidenza le regioni Campania, Lombardia, Toscana, Veneto e Puglia come numero di minori adottati dall’estero.

Il Coronavirus ha insomma messo in crisi anche le adozioni di bambini e adolescenti (età 0-17 anni) dall’estero. Il trend in discesa è comunque continuo dal 2004. Come spiega la rivista “Vita”, “fra il 2004 e il 2018 nei ventiquattro principali Paesi di accoglienza si è passati da 45.483 a 8.299 adozioni: l’81,7% in meno”.

La stessa rivista rileva che tempo intercorso “tra la domanda di adozione e l’autorizzazione all’ingresso è stato mediamente di 45 mesi”. Il tempo, 45 mesi, è stato calcolato nell’anno 2019.

Quanto alle adozioni di bambini residenti in Italia – quindi si tratta di adozione nazionale – non vi sono dati così precisi come per l’adottare a livello internazionale. Si stima che – stando ai dati del 2015 – siano un migliaio i bambini e le bambine adottati ogni anno nel nostro Paese. Il rapporto fra coppie disposte ad adottare e bambini adottabili è di 1 a 10. A dirlo, nell’aprile del 2019, è stata l’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie.

Adozione di bambini: cosa pensano gli italiani?

Gli italiani hanno un’opinione tutto sommato positiva dell’adozione di bambini. Tanto che la consiglierebbero, come via da prendere in considerazione, a una coppia che è impossibilitata a procreare. A pari merito viene, come consiglio, la fecondazione omologa. In via successiva sono consigliati l’affido e la fecondazione eterologa.

L’aspetto interessante è che il consiglio di adottare arriva proprio da chi l’adozione la conosce in modo diretto, grazie ai contatti con persone e famiglie adottive.

L’adozione di bambini gode insomma di una “buona reputazione”. Questo nonostante la rappresentazione data dai media sia talvolta – nelle notizie di cronaca e in alcune fiction televisive – connotata da toni negativi; se non addirittura allarmistici.

Sono questi alcuni dei risultati di una ricerca universitaria condotta su scala nazionale, sulle adozioni di minori, promossa dall’associazione ItaliaAdozioni.

La ricerca – progettata da un gruppo di docenti universitari di ben sette atenei italiani (rilevazione dei dati a cura dell’agenzia specializzata Praxidia) – ha avuto come obiettivo quello di comprendere quali siano gli atteggiamenti della popolazione italiana nei confronti dell’adozione di bambini e delle famiglie con figli adottivi e il ruolo giocato dai media.

La ricerca è stata resa possibile grazie ai contributi di Fondazione Cattolica Assicurazione, Fondazione Cariplo e Banca di Credito Cooperativo di Milano.

“Più del 71% del campione conosce l’adozione, conosce delle famiglie adottive e le ammira”, spiega Ivana Lazzarini, presidente di ItaliaAdozioni. “L’esperienza diretta è la fonte principale di informazione e di conoscenza dell’adozione, anche se la percentuale di adozioni (nella propria famiglia o tra parenti) nel campione è bassa e in linea con la percentuale di persone adottate nella popolazione italiana (inferiore al 10%)”.

“Oltre all’esperienza diretta e personale”, osserva la presidente di ItaliaAdozioni, “circa oltre l’80% degli intervistati conosce l’adozione attraverso racconti e libri, in cui l’esperienza genitoriale è descritta come gioiosa, appagante, ma anche sfidante”.

“Le scelte familiari, che in genere si configurano quali scelte private, sappiamo invece avere ampie ricadute sul piano sociale”, sottolinea Ivana Lazzarini. “Questo è ancor più valido nel caso dell’adozione dove il benessere di tutti gli attori coinvolti e l’accoglienza influiscono sulla riuscita finale”.

I docenti universitari coinvolti nel progetto di ricerca sono Lavinia Barone (Università degli Studi di Pavia), Davide Dragone (Università di Bologna), Cinzia Novara (Università di Palermo), Chiara Oldani (Università degli Studi della Tuscia), Venanzio Raspa (Università di Urbino) e Rosa Regina Rosnati e Laura Ferrari (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

Per l’Università degli Studi di Verona, alla ricerca ha partecipato il Centro Studi Interculturali che organizza un Master in Mediazione interculturale e gestione dei conflitti dove si parla anche di adozione. Questo grazie al libro Cara Adozione, adottato nel corso e curato dall’associazione ItaliaAdozioni.

Bambini adottati (e non) e inclusione con i libri illustrati

“Le potenzialità dei libri illustrati come strumenti inclusivi”, questo il titolo del webinar proposto dall’associazione ItaliaAdozioni che si occupa di cultura dell’adozione e dell’affido di bambine e bambini; e di cultura dell’inclusione.

Il webinar è in programma sabato 17 ottobre 2020, dalle ore 10 alle 12, su piattaforma Zoom. É rivolto a insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria, ai genitori adottivi e ai referenti scolastici per l’adozione.

Questi i temi del webinar:

  • Letteratura illustrata come supporto alla didattica inclusiva,
  • Personalizzazione ai percorsi di apprendimento,
  • Come affrontare la storia personale del minore,
  • Lettura consigliate

La relatrice del webinar è la dottoressa Maria Polita, formatrice con esperienza sulla tematica adottiva, che condividerà proposte e indicazioni per una didattica inclusiva.

Il webinar è gratuito per gli iscritti all’associazione ItaliaAdozione. Per i non tesserati, il contributo è di 25 euro, comprensivo della quota associativa.

Per informazioni e prenotazioni vi sono l’email (italiaadozioni@gmail.com) e il telefono 3713587737.

Fotografie, in ordine dalla copertina, di Austin lowman, Dylan Nolte e Annie Marek