A tutto biathlon
I mondiali in corso ad Anterselva (in Alto Adige) regalano emozioni tricolori ai tanti appassionati di questo sport.

I mondiali in corso ad Anterselva (in Alto Adige) regalano emozioni tricolori ai tanti appassionati di questo sport.
Prendi un brillante, incastonalo in una corona di pietre e vedrai che gioiello. Il brillante in oggetto è la valle di Anterselva, un angolo di Alto Adige immacolato e incontaminato in uno scenario da fiaba; le pietre, le montagne che le fanno da cornice. Al centro il biathlon, qui una religione che ogni anno attira migliaia e migliaia di fedeli pellegrini in occasione della coppa del mondo, una classicissima del circuito. È scattato il mondiale dei numeri: 350 atlete ed atleti in rappresentanza di 40 diversi Paesi, in lizza per 36 medaglie da assegnare; 500 gli addetti della macchina organizzativa; attesi in una decina di giorni 150.000 spettatori, oltre 200 le ore di trasmissioni in diretta televisiva con 17 emittenti e 130 milioni di telespettatori; 350 i giornalisti accreditati all’evento. Un successo e un modello organizzativo certificato dalle cifre.
E il mondiale italiano, alla sua sesta edizione nella culla di Anterselva, meglio non poteva iniziare. Nelle sei precedenti edizioni di una rassegna iridata nel nostro paese, mai eravamo riusciti a gioire per una medaglia azzurra. Il tabù lo hanno sfatato le ragazze e i ragazzi della staffetta mista grazie a una prestazione superlativa che li ha visti finire sulle code della corazzata norvegese, gente che con sci ai piedi e carabina in spalla viaggia alle stesse alte frequenze del Liverpool di Jürgen Klopp. Lisa Vittozzi, la stellina di Sappada, Dorothea Wierer, illuminata regina che in Italia ha portato la prima coppa del mondo della storia, Lukas Hofer, magnetico come Clint Eastwood nel “Texano dagli occhi di ghiaccio”, Dominik Windisch cavallo di razza, sempre pronto a stupire in occasioni come queste. I quattro erano reduci da un bronzo olimpico a Pyeongchang nel 2019 e uno mondiale a Östersund lo scorso anno. Le premesse c’erano, così però come la pressione carogna che ti attanaglia quando gareggi in casa e i fari abbaglianti te li punta addosso come quel simpaticone che incroci talvolta al volante. Sono riusciti a tenerla a bada e a superarsi. E allora dire che meglio non potevamo battezzarlo questo mondiale casalingo, è il minimo sindacale. La premiazione alla Medal Plaza nella nottata di Anterselva di Mezzo è stata la giusta festa.
Lo scorso anno chiudemmo i mondiali svedesi di Östersund con 5 medaglie (due ori, due argenti, e un bronzo). È il miglior bottino di sempre. Riusciranno i nostri eroi a far pari e patta o addirittura meglio. Difficile, ma come diceva quel tale, sognare non è peccato. Un passo alla volta, si va avanti giorno dopo giorno a spolmonarsi per cercare di farsi largo tra le superpotenze come gli scandinavi, i francesi, e i tedeschi. Va detto che mai in passato una nostra nazionale si era presentata a un appuntamento iridato con così tante buone carte nel mazzo. A oggi le medaglie mondiali conquistate dagli azzurri sono 28: 13 sono arrivate tra il 1990 e il 2001; 12 tra il 2011 e il 2020; nel mezzo una decade di carestia. Completata la traversata nel deserto, siamo tornati a sorridere per il raccolto. Segno, che questa sarà pure una nicchia, ma è pure un movimento in piena salute che tocca le corde degli appassionati e ne attrae un numero sempre maggiore di nuovi. Gli italiani hanno scoperto la bellezza del biathlon, sport duro, affascinante per la sua complessità e l’incertezza del risultato sempre in bilico. Forse la vittoria più bella e importante è proprio questa. Alleluia. E adesso tifiamo per questi ragazzi. Credeteci, se lo meritano.