Iphigenia chiude il Theater Art Verona 2019
La danzatrice Monica Barone mette in scena una versione autobiografica che si ispira a Eschilo, Goethe, Gluck fino alla performance di Joseph Beuys.

La danzatrice Monica Barone mette in scena una versione autobiografica che si ispira a Eschilo, Goethe, Gluck fino alla performance di Joseph Beuys.
Aveva debuttato lo scorso 8 aprile al Lenz Teatro di Parma, oggi arriva a Verona per chiudere la rassegna Theater Art Verona 2019, dedicata al teatro di ricerca. La danzatrice Monica Barone metterà in scena nel Piccolo Teatro di Giulietta l’assolo Iphigenia in Tauride – Ich bin stumm (Io sono muta) ispirato alla storica performance Titus-Iphigenia di Joseph Beuys del 1969, al dramma di Goethe e all’opera di Gluck.
A partire dall’opera di Eschilo, la rappresentazione traduce diversi elementi drammaturgici degli autori tedeschi, e si arricchisce della voce autobiografica della performer. È infatti la sua fisicità a dare un tono di voce particolare all’azione scenica, avendo dovuto affrontare negli anni diversi interventi chirurgici fin da bambina. Iphigenia, sacerdotessa del tempio dedicato a Diana, si colloca al centro della scena, sospesa tra rami metallici di piante meccaniche, su cui campeggiano le corna della cerva immolata al posto della giovane. Sul proscenio un altare e un lavacro per i rituali di purificazione, su cui la protagonista però non immolerà alcuna vittima né sacrificio umano. La ricerca di libertà rispetto alle leggi, che lei considera ingiuste e disumane, la indurrà a implorare la comprensione divina per ottenere la liberazione dai propri vincoli, ma al silenzio degli dèi risponderà con un’azione audace per conquistare una nuova patria, un nuovo corpo in cui abitare senza limitazioni sociali e religiose.
Il rispecchiamento nella narrazione è densamente autobiografico, il linguaggio si rifà al Tanztheater di Pina Bausch, denso di stati emotivi personali. Si vedrà quindi un’Iphigenia trasfigurata dal corpo danzante di Monica Barone, in cui al posto della parola e del gesto è proprio la libertà della danza a fungere da propulsore, da strumento per “trasformare il mondo”, come avrebbe detto Beuys.
Nata a Caracas nel 1972, Barone si è diplomata all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma e all’Accademia di Belle Arti di Brera. A Milano esordisce nel 2000 come artista visiva; tra gli spettacoli da lei interpretati, Paradiso. Un pezzo sacro di Lenz Fondazione, creato su commissione speciale del Festival Verdi di Parma.
Organizzato dal Teatro stabile di Verona, in collaborazione con Art Verona, Are We Human, Fucina Culturale Machiavelli, Dismappa e Istituto Design Palladio, l’assolo è proposto da Fondazione Lenz, con scene e regia di Maria Federica Maestri, e l’“imagoturgia” di Francesco Pititto. Due gli appuntamenti, alle 19 e alle 21, con biglietto d’ingresso a 8 euro.