Quel che resta del giorno: il pagellone del WCF
Finiti finalmente i "tre giorni che sconvolsero Verona" (ma non solo) è tempo di bilanci. O meglio, di pagelle.

Finiti finalmente i "tre giorni che sconvolsero Verona" (ma non solo) è tempo di bilanci. O meglio, di pagelle.
4 WCF – Medioevo o oscurantismo che sia, la libertà di parola e di espressione è ancora un sacrosanto diritto. È anche nostro diritto sapere però da dove arrivino i finanziamenti per una kermesse di queste proporzioni, senza magari scoprirlo grazie a una dettagliata e documentata inchiesta de “L’Espresso” che svela la generosità dell’oligarchia russa ortodossa. La distribuzione del feto gadget è stata un colossale stupidaggine oltre che una provocazione di pessimo gusto.
8 Giuseppe Conte – Togliere il patrocinio al WCF è stata una delle più brillanti e nette prese di posizione da quando è Presidente del Consiglio. La laicità dello Stato è il valore su cui si fonda la Costituzione, e chi sta al vertice delle istituzioni ha il dovere di difenderla. Pare che molti lo abbiano dimenticato.
8 Tiziana Drago – La senatrice dei Cinque Stelle non obbedisce al diktat grillino e si presenta sul palco dl WCF. Il coraggio è sempre il benvenuto. Attendiamo ora di conoscere il suo destino. L’eretica sarà espulsa o se la caverà con una tiratina d’orecchi?
4 Giuseppe Cruciani – L’irriverenza del controcorrente sempre e comunque. È talmente assuefatto nella parte che per osmosi è diventato un campione di conformismo. «A Crucià… cca’ nisciuno è fesso» Il giochino non funziona più.
4 Federico Sboarina – Lui invece l’etichetta del Comune di Verona sul WCF ce l’ha appiccicata e lasciata eccome in tutta la sua evidenza, dimenticando che sarebbe anche il sindaco di coloro che dentro alla Gran Guardia non stavano. Aveva un debito politico con l’amico Fontana e la Lega. Lo ha saldato sulla pelle dei veronesi esponendo la città ai rischi dell’alta tensione e consegnandola al pubblico ludibrio. E infatti a Crozza la cosa non è sfuggita…
4 Lorenzo Fontana – L’ha voluta a tutti i costi la tre giorni della discordia. L’ha avuta, ma adesso faccia il ministro sul serio e si occupi di famiglia su temi concreti come bonus, fisco, adozioni, disabilità. Erano stati annunciati interventi per 17 miliardi. Dove sono…?
5 Matteo Salvini – Se la politica se ne fosse rimasta buona a casa, tutto questo clamore non ci sarebbe stato. Pretesa ingenua e inutile. L’onnipotente sale la scalinata della Gran Guardia come una rockstar. Fa il bagno di folla ma si prende pure del “buffone” dai contestatori. Al microfono devia sull’Islam e il discorso che ne esce è parecchio deludente. Molliccio, il suo intervento non lascia segno. Ciò che rimane è l’ennesimo litigio a distanza con il partner di governo. Beghe di condominio.
4 Giorgia Meloni – Patria, Dio, Famiglia. Più che modello di ars oratoria, ha esibito toni da ultrà serba emigrata alla Garbatella. L’aspettiamo al derby Partizan Belgrado-Stella Rossa.
7 Luca Zaia – Il più furbo e più scaltro di tutti. Ha un passato di PR e si vede. Denuncia il delitto dell’omofobia e alla fine la parte dell’illuminato se la prende tutta lui.
4 Antonio Brandi – Non ce ne voglia, ma il votaccio per l’organizzatore del WCF è per il look. Baffetti e papillon: messo così sembra l’Ispettore Clouseau.
4 Massimo e Maria Gandolfini – Papà, fondatore del Family Day, è dentro la Gran Guardia; fuori, la figlia sfila con i contestatori. Volano parole come pietre. I panni sporchi è sempre buona norma lavarli in casa, lontano da occhi e orecchie indiscrete. Suvvia, adesso che la buriana è passata fate la pace e cercati di volervi bene. La prossima volta però vedetevela tra di voi.
8 Contestazione – Mai nella tranquilla Verona avevamo assistito in passato a un corteo di queste dimensioni. Al di là di qualche cartello sopra le righe (poca roba), è stata una manifestazione, colorata, civile e composta. L’assist lo ha fornito l’endorsement della Lega di governo al WCF. Un autogol che manco alla buonanima di Comunardo Niccolai sarebbe riuscito… Livia Turco, Laura Bodrini, e la marcia dei 30.000 ringraziano sentitamente.
10 Verona Migliore in campo. E non poteva essere altrimenti. Ha sopportato il carico dell’invasione dando prova di maturità ben superiore a quella esibita dai suoi governanti. La battuta che circola in queste la dice tutta sulla capacità di sdrammatizzare dei veronesi: «E ora facciamoci una bella bevuta al Vinitaly». Un capolavoro.